29.09.2011

Solo una presentazione.

DCA, Disturbo del Comportamento Alimentare, ED, Eating Disorder, chiamatelo come volete, nel mio caso si pronuncia bulimia. Mi chiamo Sara, vivo a Milano, 17 anni, bulimica da due mesi soltanto, con un approccio sbagliato al cibo da.. tutta la vita. Non ricordo un periodo in cui non sono stata formalmente a dieta, ma non ricordo nemmeno di averne mai rispettata una. Dai è l'ultima volta, stasera non mangio, da domani sono a dieta veramente; le solite parole, le solite promesse non mantenute. Fino a quando la dieta non è iniziata veramente. Ero arrivata a 72 chili, arrivata a provare ribrezzo di me passando davanti ad uno specchio o una vetrina. Sono andata dalla dietologa ma il dimagrimento era troppo lento, allora ho deciso di fare di testa mia. Ho smesso di mangiare per circa cinque mesi, con alti e bassi, sono arrivata a 55 chili. Un peso normalissimo (penso), da Sara dici di essere a dieta e poi mangi un casino a Dai Sara mangia almeno qualcosa, ma ormai anche mangiando mezza bistecca sarei ingrassata, allora sono iniziate le bugie, Ma ho mangiato fuori ed invece ho continuato con i digiuni, allora sono iniziate le abbuffate. E i sensi di colpa. L'unica cosa che mi tratteneva dal vomitare era il non riuscirci. Sono arrivata a pesare di nuovo 63. Bisogna bere almeno due litri d'acqua, è sufficiente bere caffè e limone, esistono i farmaci emetici ma c'è bisogno della ricetta. Poi ho imparato. E' tutta questione di tecnica, dicevo. E lo era. Non c'è nulla di più semplice di autoindursi il vomito, se sai come fare. C'è voluto tempo per imparare ma la cosa più difficile ora è smettere. La cosa spaventosa è che è stata una scelta cosciente, frutto di una serie innumerevole di tentativi. Penso che non si possa ammalarsi di bulimia senza una buona dose di autolesionismo. E penso che non ci sia nulla di più di autolesionista del provare ad entrare in una malattia con l'assoluta e volontaria determinazione di riuscirci, pur conoscendo i rischi, le controindicazioni e tutto il resto. D'altronde che importa di distruggersi quando la cosa più importante è essere magra? E cosa c'è di più stupido di scrivere tutto ciò pur sapendo di non avere l'assoluta e volontaria determinazione di liberarmene? Ebbene sì, so quanto non sia salutare, so che fa schifo e dovrei smetterla ma ora è come se fosse parte di me. C'è una parte razionale di me che mi fa dire queste cose, che mi fa pensare da domani mangio sano ma poi c'è lei che mi spinge ad aspettare mezzanotte, quando mia madre è a letto per iniziare ad aprire il frigo, gli armadietti, prendere il latte, i biscotti, lo yogurt, i crackers, le patatine, il succo di frutta, i cereali, di nuovo il latte, il gelato, la merendina, il tonno, la philadelphia, il prosciutto, l'insalata russa, il tortino alla crema, i grissini, i ritz, l'altro yogurt, un po' d'acqua, le fette biscottate, un pezzetto di pane, la pasta avanzata e ancora acqua, con la terribilmente lucida consapevolezza di dover ingurgitare cose il più possibile liquide perchè altrimenti non riuscirò a liberarmene dopo, in bagno, chinata sul water, con la paura di fare rumore, di essere scoperta, con la paura che la donna che dorme nell'altra stanza sospetti qualcosa. Ed è sempre lei che, dopo aver bevuto un latte macchiato e mangiato un muffin in un bar con le mie amiche, mi fa andare nel bagno a vomitare quello schifo. Non è quanto hai mangiato, è come lo hai fatto. E' l'aver sentito il controllo scivolarti via dalle dita negandoti la possibilità di riuscire a fermarti, obbligandoti a grattare via anche le briciole, che ti fa capire di aver sbagliato, che ti costringe a doverti svuotare. E che importa se dopo hai la mano sporca di roba viscida e puzzolente? Che importa se hai gli occhi rossi ed il naso gocciolante? Che importa se hai la testa pesante e la gola dolorante? Che importa?? In fondo se non l'avessi fatto poi saresti ingrassata, saresti diventata una botte, tutti i sacrifici, i digiuni, le rinunce sarebbero finite nel cesso, molto meglio che ci sia finito quello che avevi mangiato.. E sì, alla fin fine è una buona convivenza, basta aspettare gli orari giusti e potrai mangiare quello che vuoi e anche quello che non vuoi senza la paura di ingrassare. Potrai svuotare in una sera una dispensa per poi riempirne la tazza, quella tazza che sta solo aspettando che tu finisca e la guardi in faccia, occhi negli occhi. Ma non pensarci ora, pensaci dopo, quando avrai ingoiato l'ultima briciola, quando avrai bevuto l'ultimo sorso, altrimenti rischi di farti troppo schifo per continuare, ti rovinerai il pasto e sentirai il sapore del cibo come se stesse già andando nella direzione opposta. Allora pensi, da domani non mangio, si riparte con l'anoressia, ma poi digiuni ed è ancora peggio. Mi ricordo settimana scorsa, non mangiavo da due giorni e sono dovuta andare a cena da mio fratello. Ho mangiato solo mezzo cetriolo, un pomodoro piccolo e due gamberi, il tutto rigorosamente vomitato nel non familiare bagno di mio fratello. Da quel momento ho iniziato a programmare l'abbuffata, Quando arrivo a casa mangio. Quando poi sono arrivata non avevo la minima voglia di mangiare ma non so, c'era qualcosa che nonostante lo sforzo e la nausea ad ogni boccone mi costringeva ad andare avanti. Mi sono allora accorta di quanto fosse forte, più forte di me. Eppure continuo ad essere convinta che se non volessi potrei tranquillamente fermarmi, svegliarmi domattina e dire No oggi non ho voglia di mangiare solo perchè tanto so che poi potrò infilarmi due dita in gola e rimediare, continuo ad esserne convinta nonostante sia consapevole che in realtà è solo un'impressione: io credo di volere, ma in realtà è lei che vuole, io credo di avere il potere di decidere cosa fare, in realtà è lei che mi dice cosa voler decidere, ma con l'astuta scaltrezza di farmi credere di essere io a volerlo.

E' solo il mio primo post eppure avrò già fatto la figura dell'egocentrica ragazza che si fa passare per bulimica Perchè così sono diversa dalle altre Perchè così ho qualcosa di speciale che mi distingue da loro. Ma alla fine io ho solo deciso di scrivere per isfogar la mente -direbbe Dante. Non è un dialogo, perchè tanto non ritengo di aver nulla d'interessante da dire, non ritengo di essere nulla d'interessante, è solo un monologo, un monologo che prende forma davanti a me mentre pigio i tasti di una tastiera ormai quasi consumata nonostante -a pensarci bene- non sia nemmeno poi così vecchia. Un monologo che, essendo scritto, potrò rileggere per rendermi conto di dove può arrivare la stupidità umana e, in particolare, la mia stupidità.