21.01.2012

In caduta libera.

Sì, voglio un peso in caduta libera.
Voglio non poter più sentire il terreno sotto i piedi,
sarà come volare, no, fluttuare, penso si possa dire così.
E poi sarà perfetto. Sarò perfetta.
Loro vedranno, vedranno di cosa sono capace.

 

É da un po' che non aggiorno il blog, devo dire che da allora sono cambiate un po' di cose. La bulimia si è consolidata. Non passa giorno senza che mi trovi a dover affrontare una crisi, nelle ore più improbabili, in qualunque luogo io mi trovi. Il cibo non mi dà nemmeno più piacere, non ho voglia di mangiare, non mi fa alcun effetto. Ho solo voglia di riempirmi per poi svuotarmi. A dir la verità non so più quale sia la verità: mangio perchè tanto poi posso "rimediare" oppure mangio per vomitare?

Fino a qualche settimana fa ho utilizzato  il metodo mangio a pranzo perchè sono sola, libera da sguardi indiscreti nel dopo-pranzo, e un giorno sì ed uno no mi abbuffo a cena, potendo poi avere un po' di tempo bonus in bagno prima di farmi la doccia. Sono riuscita a mantenermi sui 57 chili con questo mentodo. Dopodichè.. svolta. Per capodanno sono andata in montagna con degli amici ed il mio ragazzo, ovviamente non ho potuto continuare.  Ho mangiato in modo abbastanza sano, ed anche quando rimanevo in casa da sola (dal momento che ero l'unica a non sciare), nonostante la tentazione fosse forte, gli attacchi erano piuttosto controllati; non potevo di certo svuotare il frigo riempito con la cassa comune senza poi dare alcuna spiegazione! Mi limitavo ad una tazza di tè con il latte, pochi biscotti, un paio di cucchiaini di nutella/miele e qualche chicco d'uva. Ho sperimentato in quella settimana quanto qualsiasi cosa riuscisse a darmi una dipendenza ossessiva, oserei dire malata: caramelle, tè, pistacchi, alcol. Sta di fatto che sono ingrassata di un chilo e mezzo. Tornata nella vecchia cara Milano le crisi sono diventate più violente, sempre programmate riuscivo a mangiare in un arco di tempo minimo qualsiasi cosa avessi a disposizione per poi buttare tutto fuori, tutto. Nonostante anche il solo pensiero del cibo mi desse la nausea non potevo fermarmi. Stare sveglia fino a tardi, nonostante la stanchezza, nonostante il giorno dopo dovessi andare a scuola, nonostante gli occhi gonfi la mattina successiva, nonostante mi reggessi a malapena in piedi.. nonostante tutto stare sveglia, aspettare la complicità della notte perchè il sonno obbligasse mia madre a coricarsi, dandomi il via libera.. E comunque quegli odiosi numeri non segnavano una cifra minore, rimanevano lì, fissi sullo schermino della mia amata odiata nemica: la bilancia.
Era una cosa insopportabile, allora martedì scorso ho deciso di darci un taglio. Basta cibo. Ho iniziato a stare fuori per pranzo ed a dirmi sazia a cena per poter mangiare solo una stupida insalata senza olio ed una scatoletta di tonno al naturale o una simmental come accompagnamento. Ho riniziato a tenere il diario alimentare, non ho mai superato le 300 kcal. L'altroieri non sono arrivata nemmeno a 200.. Ed eccomi, dai miei 58,5kg sono arrivata a 55,00 oggi. Gli attacchi bulimici non sono scomparsi, tornano puntualmente ogni sera, facendo ridurre al minimo le mie ore di sonno, oppure ogni volta -o quasi- che mi trovo a casa da sola. E anche riuscendo a trattenere la bestia, questo non fa altro che renderla più feroce quando riesce ad ottenere dinuovo il sopravvento.
Per esempio dall'altro ieri sera ero stata più forte di lei ma da stamattina si è fatta sempre più pressante -ho preso 3 capcioc alle macchinette della scuola- fino a qualche ora fa; nei dieci minuti in cui mia madre è andata a comprarsi le sigarette ho arruffato cibo a caso, bevendo il più possibile, per poi rimettere. Ed ancora a cena, tentando di contenere almeno la velocità, ho mangiato di tutto. Salvo poi utilizzare il tempo bonus prima della doccia... E penso che nulla impedirà al mostro di tornare fra poco, approfittando del buio. Lo sento già, mi sta col fiato sul collo, non vede l'ora di colpirmi alle spalle e spingermi in cucina... Ma almeno c'è di positivo che sto dimagrendo...

Penso che comunque la cosa stia diventando troppo evidente. Penso che un mio compagno, che io considero anche uno dei miei migliori amici, stia capendo. Non si risparmia dal lanciarmi battutite della serie "io so". Un po' di tempo fa sul fatto che io fossi bulimica - e non ha ragione, no per nulla - e da quando, essendo andata a casa sua dopo scuola per studiare, ho rifiutato di pranzare, mi fa raccomandazioni del genere "mangia" o "non esagerare con la dieta". Da un lato mi fa piacere che si preoccupi, dall'altro non voglio che abbia la certezza di quello che sono, altrimenti potrebbe dirlo a qualcuno di più autorevole e non potrei continuare.

Sì, voglio continuare. Eppure non ho mai voluto essere bella, la vanità non mi si addice. Non ho un'autoconsiderazione così alta da poter dire mi basta essere magra per essere bella e neppure sono così cieca da ritenermi grassa. So benissimo di non esserlo, ma non faccio nemmeno l'errore di pensare di essere magra. Fatto sta che non voglio dimagrire, ho solo paura di ingrassare. E mangiare=ingrassare. Una semplice equazione, nessuna incognita, solo certezze. E forse in fondo voglio solo dimostrare di esser capace di farmi questo. Voglio avere il controllo almeno su di me. In uno dei miei attacchi di egocentrismo direi voglio che tutti lo notino. Per poi però pentirmene subito:  se lo notassero non potrei andare avanti.
Penso che una delle parti peggiori di avere un DCA sia la presenza di due volontà distinte: quella di volerne uscire, data dalla consapevolezza della natura malsana del tuo comportamento, e quella di voler andare avanti finchène ne sarai capace, data dalla malattia stessa. Il problema è che spesso la seconda ha il sopravvento sulla prima, più debole, ed essere consapevole della presenza di queste due volontà, avere la capacità di discernere lo sbagliato dal giusto, capire quale sia la volontà cattiva e quale quella buona non è abbastanza, io ne sono l'esempio concreto.

Molte delle ragazze anoressiche/bulimiche delle quali ho letto i blog affermano di non ricordare quando tutto sia cominciato. Io invece ho fisso nella memoria quel giorno. Io al supermercato, stavo guardando le scatolette di mais sugli scaffali. Così ordinate. Ne esaminavo le calorie. Avevo lanciato una sfida a me stessa, come molte volte prima, ma quel giorno avevo vinto. Voglio riuscire a mangiare solo insalata oggi. E così ho fatto quel giorno. E quello dopo. E quelli successivi. Poi la fame è aumentata. Arrivavano gli sgarri. I sensi di colpa. I tentativi falliti di rimediare a quegli sgarri. Ed infine i tentativi riusciti.
E' un po' più complesso ricordare come è iniziata l'idea di voler perdere peso. Mi ricordo di essermi sempre sentita grassa, dalle elementari, quando i bambini, specie crudele come poche altre nell'universo, mi prendevano in giro. Cicciona dicevano. Ho sempre pensato avessero ragione.
Alle medie sono arrivata più complessata che mai. Ricordo perfettamente una frase che ripetevo spesso: Meglio anoressica che così, almeno mi prenderebbero in giro perchè sarei troppo magra e non grassa. Allora ancora non sapevo si trattasse di una malattia. A dire il vero non sapevo nemmeno che differenza intercorresse tra anoressia e bulimia. Ho poi iniziato a considerare una malattia solo la seconda, una malattia stupida per di più; chi è  così stupido da mangiare e poi ficcarsi due dita in gola per vomitare? Tanto vale che non mangi direttamente. Non mi sarei mai immaginata di diventare una di quelle stupide di cui parlavo. Ma ora, ripercorrendo tutto col senno di poi, mi sembra quasi che il mio destino fosse stato deciso fin dall'inizio. Era inevitabile che andasse a finire così. Ogni apparente scelta, ogni decisione presa, tutte balle; era già tutto prestabilito.

Sì, è decisamente più facile pensarla così e scaricarsi di dosso ogni responsabilità.
D'altronde è quello che ho sempre fatto per tutta la mia vita: rifiutare qualsiasi responsabilità. Se le cose non dipendono da me è più facile accettarle. 

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